CLASSIFICAZIONE DPI, COME e QUANDO UTILIZZARLI a partire dal 21 OTTOBRE 2016
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Tutto quello che c'è da sapere sui dispositivi di protezione individuali, classificazione e nuovi regolamenti

I dispositivi di protezione individuale (meglio noti come DPI) sono tutte quelle attrezzature come caschi, occhiali, cuffie, scarpe, guanti, tute, imbragature e altro ancora, indossate o tenute dal lavoratore per proteggersi da eventuali rischi durante la propria attività lavorativa.

 

CONDIZIONI DI UTILIZZO

Una delle condizioni di utilizzo dei DPI riguarda il fatto che devono essere prescritti solamente quando non sia possibile mettere in pratica misure di prevenzione adottando mezzi di protezione e sicurezza collettivi.

Quindi inutile fare i pigri (o i furbi), perché l’adozione di questi strumenti non può essere sostituita all’impegno per cercare soluzioni di messa in sicurezza collettive, ma è bensì subordinata alla preventiva valutazione dei rischi e all’accertamento dell’impossibilità di adottare misure efficaci.

Altre condizioni riguardano il singolo lavoratore in possesso di un DPI, che deve sottostare ad alcuni obblighi come ad esempio l’utilizzo corretto del dispositivo, l’attenzione a non apportarvi modifiche e la segnalazione quando opportuno di eventuali difetti, fino ad arrivare a casi in cui il lavoratore è chiamato a specifici corsi di preparazione e addestramento, come ad esempio per l’utilizzo delle imbragature per i lavori in quota.

 

CARATTERISTICHE

Andando più nello specifico, quali sono le caratteristiche fondamentali che deve possedere un DPI per poter essere utilizzato?

  • Innanzi tutto, deve essere adeguato ai rischi da prevenire e alla loro possibile entità senza comportare di per sé un rischio maggiore;

  • Deve essere adeguato alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro;

  • Deve poi essere rispondente alle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore;

  • Deve poter essere adattabile all’utilizzatore secondo le sue necessità;

  • Infine (caratteristica ultima ma non per importanza) deve essere in possesso dei requisiti essenziali intrinseci di sicurezza. Deve cioè risultare conforme alle norme in materia;

 

L’ultimo punto vuole porre l’accento sulla brutta abitudine tutta italiana, di alcuni datori di lavoro, della loro voglia di risparmiare pensando di spendere 10€ in meno su un caschetto o sulle scarpe anti-infortunistica, credono così di salvare il bilancio aziendale. Nella maggior parte delle occasione comprare una scarpa non adatta al lavoro, può comportare al lavoratore un infortunio, nei peggiori dei casi, molto grave.

Vorrei che per un secondo, quegli imprenditori che credono di risparmiare, pagando 10€ o 20€ in meno una scarpa anti-infortunistica, provino a fare un piccolo sforzo matematico per pensare a quanto costa un lavoratore a casa per infortunio!

Ora, non siamo qui per farvi i conti in tasca o per vendervi un DPI che costa il doppio, non è il nostro mestiere, vogliamo solo aiutarvi a ragionare.

 

CLASSIFICAZIONI

I DPI sono diversi e numerosi, ognuno praticamente per ogni parte del corpo del lavoratore, e in base alla zona di protezione, vengono classificati: Dispositivi di protezione per la testa, per gli occhi e il viso, protezione delle vie respiratorie e dell’udito, protezione di mani e braccia, protezione della pelle, protezione di tronco e addome.

La  classificazione più importante dei DPI, che indica anche il grado di sicurezza necessaria e richiesta nel documento di valutazione dei rischi, suddivide questi strumenti i 3 grandi categorie:

  1. DPI di Prima categoria à Dispositivi pensati per proteggere i lavoratori impegnati in attività dal rischio minimo, in  cui il lavoratore ha addirittura la facoltà di definire in autonomia il livello di protezione necessario alle mansioni svolte (sono esempi i guanti da lavoro piuttosto che i guanti da giardinaggio, oppure gli occhiali da sole). Per utilizzare le attrezzature che ricadono in questa categoria è solamente necessario che siano corredate di una semplice dichiarazione di conformità da parte del produttore (con annessa sigla CE) e nulla più.

  2. DPI di Seconda categoria à Dispositivi definibili come “insipidi”, che altrimenti non riuscirebbero a trovare pieno collocamento né nella prima e né nella terza categoria. Per questi dispositivi è previsto che il fabbricante sottoponga all’Organismo Notificato una copia conforme all’originale in modo da permettere una verifica del prodotto e il successivo ed eventuale rilascio della certificazione CE.

  3. DPI di Terza categoria à Appartengono a questa categoria i cosiddetti apparecchi “salvavita”, dispositivi prodotti allo scopo di proteggere da rischi mortali (tra cui si intende anche, ad esempio, l’esposizione prolungata ad amianto o ad altri materiali e sostanze che con il passare del tempo possono risultare nocive). Esempi possono essere strumenti anticaduta o dispositivi per proteggere la respirazione. Per poter produrre e vendere questa tipologia di dispositivi il produttore è chiamato ad un passaggio ulteriore, deve infatti anche adottare (oltre alle procedure già viste nella seconda categoria) un sistema di controllo qualità che certifichi e consenta un monitoring del prodotto stesso, portando all’inserimento di un codice identificativo del sistema qualità stesso accanto alla sigla CE. Per poter utilizzare questi DPI sono necessari dei corsi di formazione specifici, che potete trovare qui.

 

NUOVO REGOLAMENTO EUROPEO: NOVITA’ E CAMBIAMENTI

Il 9 marzo 2016 il Parlamento Europeo ha reso noto il nuovo regolamento UE, che stabilisce i requisiti per la progettazione e la fabbricazione dei DPI, allo scopo di garantire la protezione e la salute degli utilizzatori,  stabilendo le norme sulla libera circolazione di tali dispositivi all’interno dell’Unione Europea.

Questo regolamento diverrà applicabile dal 21 aprile 2018,  ad eccezione di pochi articoli che invece si applicheranno a decorrere dal 21 ottobre 2016 e dal 21 marzo 2018.

Si può affermare in conclusione come i DPI siano strumenti assolutamente utili e necessari in ambito lavorativo, in grado di promettere protezione per la salute e la sicurezza dei lavoratori e in quanto tali, necessitano di regolamentazioni e informazione diffusa per fare in modo che possano mantenere questa promessa.

Ma come già detto all’inizio di questo approfondimento, l’adozione di questi dispositivi deve essere considerata come un ultima spiaggia, e non come un opzione tra le tante. Perché prima di arrivare ad adottare questi strumenti è necessario che il datore di lavoro, si impegni per effettuare valutazioni dei rischi e si attivi per cercare soluzioni di protezione e prevenzione collettive, anche se questo richiede sicuramente più sforzi, più tempo e più soldi.

Ma la salute dei vostri dipendenti, vale forse qualche sacrificio !!

 
A.C. 
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