ESENER2 - RISCHI NUOVI ED EMERGENTI DI UN SISTEMA IN EVOLUZIONE
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Quali sono i "nuovi nemici" con cui confrontarsi per preservare la salute e la sicurezza dei tuoi dipendenti


Era il lontano 2009 quando l’ EU-Osha pubblicò la prima indagine sui rischi nuovi ed emergenti sui luoghi di lavoro.

Nel 2016 la storia si ripete, con la pubblicazione di una relazione, sempre a conduzione EU-Osha, che esprime quelli che sono stati i risultati emersi dalla seconda indagine riguardo ai rischi nuovi ed emergenti sui luoghi di lavoro, tecnicamente nota come ESENER-2.
 
L’obiettivo di fondo è creare una coscienza collettiva sull’importanza di rimanere sempre aggiornati riguardo ai nuovi rischi riscontrabili nei diversi luoghi di lavoro, imparando a non dare mai niente per scontato o a non sottovalutare mai nessuna potenziale situazione di rischio, qualunque essa sia.
 

Rispetto alla prima indagine sono state apportate diverse modifiche.

Innanzitutto la cerchia dei settori coinvolti nell’indagine è stata estesa anche ai settori di pesca ed agricoltura, oltre che anche alle microimprese tra i 5 e i 10 dipendenti e l’attenzione si è focalizzata principalmente nei confronti dei rischi di natura psico-sociale.

 
 
MODALITA’ DI INDAGINE

Per raccogliere dati è stato scelto un approccio diretto con i dipendenti pubblici e privati, attraverso domande relative:
  • Ai rischi che maggiormente essi riscontrano nella propria azienda, 
  • A come questi rischi vengono affrontati e gestiti a livello di protezione, prevenzione e coinvolgimento del personale;
 

 PAESI E SOGGETTI COINVOLTI

Questa indagine è stata un vero e proprio viaggio itinerante, che ha coinvolto i 28 stati membri dell’Unione Europea più Albania, Islanda, Montenegro, Norvegia, Serbia, Svizzera e Turchia, per un totale di circa 50mila imprese interpellate.

 
 
RISULTATI EMERSI

Arriviamo al punto probabilmente più interessante, ovvero l’analisi dei risultati emersi;

Prima di tutto è stata sottolineata la continua evoluzione dei luoghi di lavoro, dovuta a cambiamenti economici, tecnologici e sociali, che presuppone una costante revisione dei processi di rischio e dei meccanismi di protezione e prevenzione, ed è fondamentale che vada di pari passo con questa evoluzione continua. 

In particolare tale evoluzione è data dal progressivo invecchiamento della popolazione lavorativa, dall’aumento di personale straniero (con conseguenti difficoltà comunicative e linguistiche), dal sempre più frequente contatto con clienti difficili, ma soprattutto dalla pressione psicologica dovuta alla diminuzione del tempo a disposizione e a budget sempre più difficili da rispettare.
 
 
"Il tempo assume sempre più i contorni di una risorsa tanto preziosa quanto volatile."
 

Nelle varie aziende intervistate è stato poi chiesto di indicare e distinguere tra i rischi più critici e i rischi invece “in secondo piano”.
 
È emerso che le criticità maggiori sono dovute alle relazioni interpersonali sempre difficili con i colleghi e la proprietà; al mantenimento di posture prolungate e stancanti, ed a movimenti ripetitivi, mentre sono stati poco considerati i rischi relativi all’impiego di attrezzature e movimentazioni di carichi.
 
Concentrandoci però sul tema principale su cui punta questa relazione, ovvero l’esame dei rischi di natura psico-sociale, i dati lasciano un po’ perplessi:
 
  • Per quanto sia particolarmente riconosciuta la percezione del rischio, lo stesso non si può dire della sensibilità rispetto alle misure volte a prevenire tali rischi, con solo il 55% delle aziende intervistate che si è attivata per mettere in piedi protocolli di formazione ed informazione sull’argomento, coinvolgendo anche medici e specialisti, mentre solamente il 16% si rivolge a psicologi del lavoro.

  • Gli obblighi di valutazione del rischio, se vogliamo, hanno una duplice natura, legale e morale. 
    Quello che emerge dai dati raccolti, è che l’obbligo di valutazione del rischio viene rispettato del 76% delle aziende coinvolte (con l’ltalia che primeggia in Europa grazie al 94% dei soggetti obbligati che fa il proprio dovere).

 
IN CONCLUSIONE

Le motivazioni che spronano le aziende ad attivarsi in materia di salute e sicurezza, emerge in modo spiazzante come addirittura l’85% ottempera agli obblighi esclusivamente per evitare sanzioni, una parte minore lo fa per rispondere a richieste di maestranze interne e solamente poche altre lo fanno per incrementare gli aspetti produttivi e farsi carico del benessere dei propri lavoratori.
 
EU-Osha, come ciliegina sulla torta, ha promosso la costruzione di una reale e consapevole cultura della sicurezza, con l’obiettivo di sviluppare una mentalità tale per cui si riesca a migliorare col tempo i livelli di benessere psico-fisico dei lavoratori e arrivare ad ottenere miglioramenti in termini di condizioni di vita e sicurezza nei luoghi di lavoro.
 

Tutti questi dati sono consultabili attraverso un particolare cruscotto interattivo (che potete trovare qui), dove si ha la possibilità di filtrare e visualizzare le informazioni per ogni singolo paese coinvolto nell’indagine scegliendo in base a dimensioni e settore commerciale dell’impresa o in base alle differenti tipologie di rischio. 
 
A.C. 
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