ESTENSIONE DEGLI OBBLIGHI DI SICUREZZA, PER L'INTERESSE DI TUTTI
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Interpretazioni su come e perché il datore di lavoro è responsabile della sicurezza anche di soggetti "estranei"

Fino ad ora, ogni volta che abbiamo parlato di rischi e sicurezza sul lavoro si è fatto riferimento più volte alle responsabilità per il datore di lavoro in caso di infortunio ad uno o più dei propri dipendenti.
Ma la discussione che intendiamo approfondire in questo articolo è un'altra, e potrebbe cogliervi impreparati:

E se ad infortunarsi fosse un estraneo?

 

Ci ha pensato la Corte di Cassazione, recentemente, a chiarire (così così, a dirla tutta) come le misure di sicurezza dei luoghi di lavoro siano tenute a tutelare anche gli estranei, ovvero quei soggetti presenti nell’ambiente di lavoro ma che non sono classificabili come dipendenti e né equiparabili per legge ad essi.

Già in passato era avvenuto un pronunciamento della stessa Corte, con riferimento particolare alle attività edili, in cui era stato stabilito che il cantiere (così come ogni altro luogo di lavoro) non doveva presentare rischi o pericoli per chiunque vi entri in contatto, senza considerare il ruolo ricoperto.

Perché il datore di lavoro non risponde solo in caso di infortunio a qualcuno dei suoi dipendenti, ma anche in casi in cui ad infortunarsi sono questi soggetti cosiddetti estranei, come il nipote del dipendente che raggiunge lo zio per lasciargli il pranzo che si era dimenticato a casa al mattino.

Va da sé che questo comporta un aumento delle responsabilità per la figura del responsabile della sicurezza, che deve fare attenzione a garantire la sicurezza di chiunque si trovi all’interno dell’ambiente di lavoro, anche solo occasionalmente.

 


 DUBBI E INTERPRETAZIONI
 
Non si respira molta chiarezza però intorno a questo orientamento espresso dalla Cassazione, come dimostrano le diverse interpretazioni avanzate:

  • -        La prima interpretazione si basa sul fatto che secondo alcune sentenze, il datore di lavoro abbia l’obbligo di garantire la salute e sicurezza (sul luogo di lavoro) di tutti i soggetti operanti nell’impresa senza fare distinzioni di ruoli. Secondo questa chiave interpretativa, la responsabilità sorgerebbe però solo nel caso in cui esista una relazione tra il soggetto esterno e l’azienda (quindi un soggetto che svolga comunque prestazioni lavorative per l’azienda o un soggetto legato funzionalmente all’azienda, come nel caso di un fornitore o un cliente)
  • -        La seconda sfumatura interpretativa invece si basa su altre decisioni, che hanno stabilito come la condizione essenziale per far si che un soggetto estraneo venga coperto dalla norma è che nell’ambiente di lavoro operino comunque dei dipendenti.      
    Questo
     perché, secondo questa interpretazione, quella che copre soggetti estranei altro non è che un’estensione della norma antinfortunistica, e come tale è subordinata alla norma vera e propria, applicabile come detto solo in presenza di lavoratori subordinati o equiparati ad essi. 
 
 


 SICUREZZA A 360° 
 

Insomma, appurato che il datore è chiamato a rispondere anche di infortuni ad estranei avvenuti all’interno del luogo di lavoro, rimane un po’ di confusione riguardo le condizioni in base alle quali si applica o meno il principio di responsabilità; una confusione che sarebbe bene dissolvere il più possibile, essendo questo un argomento che, soprattutto in ambienti di lavoro a rischio alto, ha una discreta importanza.

Quale sia l’interpretazione corretta non sta a noi deciderlo, ma sicuramente dopo un’attenta riflessione, ad una conclusione siamo arrivati: e se invece di perdere tempo a cercare di capire in quali casi il datore di lavoro ha responsabilità e in quali no, si optasse per “tagliare la testa al toro” mettendo in atto misure di sicurezza che possano garantire la sicurezza di tutti, così da stare senza pensieri? 

 
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