La sindrome post covid






La sindrome post-covid e i suoi effetti:

Secondo il Johns Hopkins Coronavirus Resource Centre, al 6 aprile 2022 sono stati segnalati a livello globale oltre 494 milioni di casi di COVID-19 e più di 6 milioni di decessi associati. Se andiamo in Europa una stima della Reuters (2022) indica che ci sono stati oltre 181 milioni di casi e più di 2 milioni di decessi. Tuttavia, il numero di casi effettivi di COVID-19 è potenzialmente molto più alto, anche se non segnalato, magari a causa della presenza di sintomi lievi, della mancata volontà di denunciare l’infezione o dell’assenza di una conferma positiva da parte dei test.

Nel documento “Impact of long covid on workers and workplaces and the role of OSH” (Impatto del long COVID sui lavoratori e sui luoghi di lavoro e ruolo della SSL) si indica che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la sindrome post-COVID-19 come una condizione che si verifica in individui con una storia di probabile o confermata infezione da SARS-CoV-2, di solito a 3 mesi di distanza dall’inizio del Covid-19 con sintomi che durano per almeno 2 mesi e non possono essere spiegati da una diagnosi alternativa.

Quanto può essere diffusa la sindrome post COVID?

Il documento ricorda che l'Office for National Statistics (ONS) del Regno Unito stima che tra il 7% e il 18% delle persone che hanno avuto il COVID-19 sviluppino alcuni sintomi di sindrome da post-COVID-19 che persistono per almeno cinque settimane, con una stima di 1,3 milioni di persone nel Regno Unito che presentano una condizione post-COVID.

Alcuni ricercatori (Taquet et al.) hanno invece ipotizzato, nel settembre 2021, che un malato di COVID-19 su tre conservi aspetti di Long Covid per settimane, se non mesi, oltre l'infezione iniziale.

E i risultati di un'indagine telefonica in Francia (con un tasso di risposta del 57% che ha raggiunto 478 pazienti) hanno mostrato che a quattro mesi dal ricovero per COVID-19, circa la metà dei pazienti presentava almeno una caratteristica del cosiddetto “Long Covid”.

Long Covid: i sintomi, i disturbi e l’impatto sulla salute

Quali sono i segni, i sintomi e gli impatti sulla salute del Long Covid?

Si indica che il Long Covid “può colpire quasi tutti gli organi, con effetti che includono disturbi del sistema respiratorio e del sistema nervoso, disturbi neuro cognitivi, disturbi mentali, disturbi metabolici, disturbi cardiovascolari, disturbi gastrointestinali, malessere, affaticamento, dolori muscolo-scheletrici e anemia”.

In questo senso l’infezione da COVID-19 può essere definita come una malattia che può colpire qualsiasi organo del corpo e, sebbene il meccanismo responsabile di questi effetti sia ancora incerto, potrebbe essere dovuto all'infiammazione del rivestimento dei vasi sanguigni. 

Gli effetti a lungo termine più comuni sono affaticamento e dispnea. Anche la perdita del gusto e/o dell'olfatto può persistere.
La maggior parte di questi sintomi può migliorare con il tempo e i trattamenti medici, ma alcuni possono persistere.

Long Covid: gli effetti sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori

Quali potrebbero essere gli effetti di questa sindrome sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori?

Abbiamo visto, attraverso il documento EU-OSHA, che i sintomi e le limitazioni fisiche per chi è affetto da Long Covid possono essere sono numerose, ad esempio, ma non solo, affaticamento, problemi respiratori e disfunzioni cognitive.

Si indica che l'affanno può essere dovuto alla cicatrizzazione dei polmoni che può causare una riduzione permanente della funzionalità polmonare, oppure a un disturbo della respirazione che può essere curabile.

In ogni caso, in entrambe le situazioni, vi sono evidenti limitazioni alla capacità di lavoro, soprattutto se sono presenti anche sintomi muscolari.

Inoltre, alcuni individui possono anche avere dei disturbi cardiovascolari che potrebbero influire sulla loro capacità di svolgere lavori fisici. E un'ulteriore complicazione del Long Covid può essere la sindrome da tachicardia posturale ortostatica che associa la difficoltà a stare in piedi a una frequenza cardiaca accelerata e a una sensazione di profonda stanchezza.

Un altro sintomo possibile (che si verifica in circa il 10% dei lavoratori) è la condizione chiamata “brain fog” (nebbia mentale), un effetto neuro cognitivo, di solito temporaneo, connesso alle difficoltà di concentrazione e di memoria.

La sindrome da post-Covid può essere inoltre un'esperienza traumatica per lavoratori precedentemente molto attivi e, magari dopo un lungo ricovero, può indurre ansia e depressione.

In definitiva le implicazioni di queste condizioni per la sicurezza e la salute sul lavoro (SSL) possono essere considerevoli ed è necessario che il datore di lavoro sia a conoscenza dei sintomi del lavoratore che torna a lavorare e delle sue possibili limitazioni.

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